lunedì 16 ottobre 2017






Un progetto a cui sto collaborando è in cerca di fondi su Kickstarter!
Vikarian si propone come un gioco online di nuova concezione, che unisce i giochi di carte stile Magic con elementi tipici dei giochi di ruolo. Il giocatore potrà scegliere il suo eroe e farlo progredire attraverso l'esperienza guadagnata nei combattimenti, personalizzandone le caratteristiche. Sarà possibile esplorare la terra di Vikaria alla ricerca di potenti artefatti, aderire alle gilde e scontrarsi nelle arene. I combattimenti si svolgeranno a turni attraverso il mazzo di carte che il giocatore dovrà comporre, scegliendo accuratamente le magie o gli oggetti da utilizzare. L'utilizzo di ogni carta comporterà la spesa di "punti azione", terminati i quali il turno passerà all'avversario.
Potete leggere il documento di presentazione e guardare il video di presentazione su Kickstarter al seguente link:

http://kck.st/2kTbfxY

Aiutateci a sviluppare il progetto!



martedì 9 maggio 2017

Sostieni il mio racconto nel concorso "Dreaming writers"

Ciao a tutti!
Seguite il link per leggere il mio racconto breve "Gossip". Se lo trovate di vostro gradimento seguite le istruzioni in fondo e mettetegli un "mi piace". Poi magari condividetelo.
Grazie a tutti per il sostegno!

http://charliefoo.altervista.org/gossip/?doing_wp_cron=1494353532.7567179203033447265625


lunedì 16 novembre 2015

Immagini che non immagini

In questi giorni non si può restare indifferenti di fronte ai gravi attacchi terroristici dell'ISIS che hanno sconvolto la vicina Francia, seminando il panico e l'orrore tra la popolazione inerme. Tutti i media ne parlano: TV, internet e carta stampata divulgano notizie sconvolgenti su quello che è avvenuto, accompagnate dalle immagini che è possibile pubblicare senza urtare la sensibilità del pubblico più suscettibile. Su questo ultimo punto vorrei però aprire una breve riflessione: quali immagini si possono considerare legittimamente pubblicabili? Sicuramente non quelle dei corpi martoriati delle vittime, tant'è che nessun quotidiano o canale televisivo le ha diffuse. Non posso garantire per internet a causa delle peculiarità di questo media, dove chi sa cosa e come cercare può trovare qualsiasi cosa. Ci si limita quindi a pubblicare le foto delle vittime da vive, solitamente le fototessere utilizzate nei documenti di riconoscimento. Ultimamente però ho assistito a una certa tendenza dei media ad andare a recuperare le foto dai social network, dove le vite di tutti vengono un po' messe in piazza, e se si ha la sfortuna di finire sotto ai riflettori per qualche evento drammatico c'è il rischio di veder comparire in prima pagina delle foto quantomeno inadeguate. Forse sono io retrogrado a pensare che di fronte al dolore si debba mantenere una certa serietà, del resto questo è solo un atteggiamento dettato dalla mia matrice culturale: è cosa risaputa che ai funerali afroamericani di New Orleans si balla e si canta. Comunque, tornando al punto, mi sembra emblematico quello che è successo a Valeria Solesin, la ricercatrice italiana vittima della sparatoria al teatro Bataclan. Non so se anche per le altre vittime della strage è stato così, ma quando stamattina ho aperto un importante quotidiano nazionale ho avuto come l'impressione che Valeria fosse stata uccisa non una, bensì due volte: la prima da terroristi, la seconda dai giornalisti che hanno pensato bene di pubblicare una foto recuperata dalla pagina facebook del fratello della vittima, dove Valeria fa la linguaccia. Sebbene sia stato proprio il fratello a volerla ricordare così, in un momento di serenità, rimango dell'idea che quella doveva restare una scelta personale e che i media si sarebbero dovuti attenere a un maggiore distacco nella scelta delle immagini. Le immagini hanno una grande potenza, maggiore di qualunque parola scritta: gli esseri umani sono creature dotate di memoria prettamente visiva, tutti i nostri ricordi sono costituiti da immagini. Se non vengono scelte in modo adeguato le immagini possono traviare totalmente il messaggio portato dalla parola scritta, togliendo serietà a un articolo che doveva parlare di un fatto doloroso. Se non si capisce questo, a mio parere non si riesce a svolgere il proprio lavoro d'informazione in modo efficace. Informare non dovrebbe essere il tentativo di mirare ai sentimenti del pubblico, mostrando che le vittime erano persone normali con una vita normale fatta anche di momenti allegri: non si capisce il motivo di tutto ciò, visto che nessuno sosteneva il contrario, in quel caso però la notizia riguardava una tragedia, non una festa!
Se confrontassimo i giornali di mezzo secolo fa con quelli odierni noteremmo subito che nei primi il quantitativo di immagini era di gran lunga inferiore. Il motivo non è da ricercarsi soltanto nella facilità estrema con cui oggi è possibile procurarsi immagini: se andassimo a sfogliare le riviste scandalistiche di mezzo secolo fa, vedremmo che le immagini non mancavano neppure allora. Ma la selezione delle foto, quella si che era fatta con criterio. I personaggi pubblici di allora avevano un grande rispetto della loro vita privata e non avrebbero tollerato l'invadenza dei media. Vero è che al confronto con la situazione odierna, dove siamo noi stessi a dare in pasto ai social notizie sulla nostra vita privata, all'epoca era più difficile recuperare informazioni riservate su una persona.
L'ISIS, che fondamentalmente non mira alla ragione ma ai sentimenti (anche e soprattutto di rabbia e vendetta), ha capito bene il valore delle immagini e con queste da forza al proprio messaggio, che continua a convincere giovani europei di origini mediorientali (e non solo) ad aderire alla guerra santa. Buona parte dei messaggi dell'ISIS è costituita da videocomunicati in stile Bin Laden, con le armi in bella vista a dare forza al messaggio. Questi comunicati fanno capire come i leader di questo movimento politico-militare vogliono che il mondo li veda. Questi fantomatici santoni si sono costruiti un'immagine di serietà nel loro ruolo, che nessun media occidentale ha pensato di scalfire. Ci sarebbero un bel po' di cose interessanti che varebbe la pena di sapere su questi nemici giurati dell'occidente. Combattono gli infedeli nel nome di Allah, ma saranno davvero così devoti ai precetti mussulmani? Sarebbe una curiosità non solo per il pubblico occidentale, ma anche per quei giovani che aspirano a diventare i prossimi martiri della fede. Si sa nulla sulla vita privata dei leader dell'ISIS? Hanno un profilo su qualche social dove mettono in mostra la loro vita? No ovviamente, loro ci pensano bene prima di fare una cosa del genere. Perchè sanno che anche la più stupida e insignificante informazione sulla loro vita privata li screditerebbe del tutto, mostrando a tutti che sotto la maschera del santone guerriero si nasconde un uomo come tutti gli altri. 
























martedì 24 marzo 2015

L'opera prima


La mia prima raccolta di racconti, pubblicata da Meligrana Editore. Dal fantastico al semiserio, 10 storie brevi per lettori onnivori e affamati:

http://www.meligranaeditore.com/l-ultimo-esperimento-di-von-heisenberg_2745526.html

giovedì 22 gennaio 2015

La nuova cucina italiana: ricette folli per un paese ancor più folle!

A chi ha seguito il mio blog in questi anni non saranno sfuggite le strampalate ricette raccolte sotto l'etichetta "nuova cucina italiana". Si tratta di un progetto a cui lavoro da alcuni anni, l'idea è quella di farne una specie di assurdo ricettario. Proprio di questi tempi in cui la cucina sta diventando enormemente popolare, con Carlo Cracco che dai manifesti ci ha proposto improponibili utilizzi delle patatine fritte (ma perché non pucciarle nella nutella, dico io...), mentre Gordon Ramsey ha castigato e continua a castigare i più improbabili ristoranti di mezzo mondo, non c'è rete televisiva italiana che si rispetti che non provi a organizzare, per esempio, un reality show culinario. Magari utilizzando i bambini, oppure chiamando in causa quella che, nell'immaginario collettivo, è la maggiore esperta di cucina: la nonna. Sora Lella, quanto ce manchi!!!
Ecco quindi la mia proposta culinaria: una serie di ricette improbabili che prendono alcuni aspetti della realtà sociale e culturale del Bel Paese, estremizzandone gli aspetti più comici: dalla politica alla televisione, dalle abitudini sociali a certi vezzi psicologici. Il tutto presentato secondo il classico schema dei manuali di cucina. Accetto volentieri suggerimenti sui temi da trattare, ma non posso ancora fornire certezze sulla digeribilità della pietanza che ne verrà fuori!  

mercoledì 31 dicembre 2014

Scatta di qua, scatta di là...

E' da quando ero ragazzino che scatto fotografie. A ogni occasione particolare mi sono portato dietro la mia brava macchinetta per immortalare viaggi, gite, feste e altro. Questa attività l'ho praticata sempre un po' alla buona, senza preoccuparmi di conoscere meglio i rudimenti dell'arte. Negli ultimi tempi tuttavia ha finito per diventare una passione più sentita. Avendo a disposizione una fotocamera compatta che consentiva l'utilizzo in modalità manuale, ho iniziato a impratichirmi con le funzioni più avanzate andando per tentativi, avendo come sola guida un manuale prestatomi da un amico. Poi a settembre ho partecipato a un minicorso di fotografia, per migliorare le mie conoscenze. Infine mi sono deciso a fare il passo successivo, procedendo all'acquisto di una fotocamera più avanzata. Mi ci è voluto un po' di tempo per scegliere il modello "giusto": esistono davvero tante variabili da considerare, oltretutto una macchinetta un po' seria costituisce sempre una spesa importante per chi, come me, non è dotato di fondi illimitati. Bisogna cercare il giusto compromesso tra quello che si vorrebbe e quello che si può avere, senza dimenticare di tenere ben presente l'utilizzo principale che si vorrebbe fare della propria fotocamera: paesaggi, ritratti, macro e via di seguito. Alcuni modelli sono perfetti per un certo tipo di foto ma poco adatti ad altri generi. Altri presentano un buon utilizzo delle nuove tecnologie per renderne più semplice e intuitivo l'uso da parte del neofita, ma d'altro canto sono dotate di un sensore d'acquisizione d'immagine che viene messo in crisi alla prima situazione di luce scarsa. A complicare la situazione, in numerosi forum e recensioni si assiste alla formazione di veri e propri "partiti" pro o contro un determinato marchio. Le discussioni finiscono per degenerare in attacchi immotivati contro i pareri discordi, oppure si assiste a lodi sperticate delle caratteristiche di alcuni modelli, spesso fatte basandosi soltanto sulle proprie esigenze, senza considerare che gli altri utenti potrebbero averne di totalmente diverse. La mia prima scelta comunque era caduta su una reflex Nikon, la D3300: macchina abbastanza compatta, nonostante le reflex non brillino proprio per questa caratteristica, la D3300 garantiva una certa resistenza al rumore elettronico, che forma la sgranatura nelle immagini ad alti ISO. Tra nikonisti e canonisti esiste il maggiore dibattito sui forum, ognouno è convinto della maggiore bontà di reflex e ottiche di un marchio piuttosto che dell'altro. E' una discussione che non porta da nessuna parte, poichè hanno tutti ragione e tutti torto allo stesso tempo: se nell'ambito dei prodotti destinati all'uso professionale entrambi i marchi producono ottimi modelli, per quanto riguarda le reflex amatoriali in linea di principio ho notato che le Canon tendono a privilegiare la facilità d'uso, tramite l'utilizzo di touch screen anche sui modelli di fascia economica, tramite i quali è uno scherzo cambiare le impostazioni velocemente. Le Nikon invece puntano tutto sulla maggiore qualità dell'immagine ottenuta tramite i loro sensori.
Ritornando alla mia scelta, valutando i pro e i contro per alcuni mesi mentre continuavo a tenere d'occhio il listino prezzi, ho finito per considerare che la mia passione per le macro sarebbe stata un po' ridimensionata da una macchina priva di display orientabile: non avevo certo voglia di sdraiarmi per terra per scattare la foto a un bacherozzo utilizzando il mirino ottico!
Questo dubbio ha finito per farmi cambiare scelta, facendola ricadere per un breve momento su una reflex di livello più avanzato, la Nikon D5300, dotata di display orientabile. Questo accessorio a mio parere è indispensabile, oltre che per le macro è fantastico quando si vuole dare una prospettiva un po' originale a una foto paesaggistica, inquadrando l'immagine al livello del terreno. Il costo di questo tipo di macchina era però un po' troppo impegnativo per mie tasche, per averla con l'obbiettivo più economico mi sarebbe venuta a costare più di 600 euro. Oltretutto sarebbe stato un delitto non equipaggiare una macchina così con un'ottica di livello superiore. I miei dubbi permanevano, considerando poi che le reflex sono oggetti dall'ingombro non indifferente. Gli obbiettivi fanno paura solo a guardarli! Può capitare quindi che, complice anche la pigrizia, si scelga di non portarsi dietro la fotocamera per viaggiare più leggeri, finendo per non averla con se al momento giusto. Per fortuna le reflex non sono l'unica possibilità in fatto di fotografia "seria", anche se costituiscono ancora la scelta più diffusa. Grazie all'acquisto fatto da un amico, ho scoperto le mirrorless Fuji: macchine dalle dimensioni più compatte, prive di mirino ottico ma dotate di un sensore di ultima generazione, resistentissimo alla sgranatura. Tra i modelli più economici ho adocchiato la X-M1, che presentava un display orientabile ad angolo retto: non il meglio in circolazione, ma sicuramente un buon compromesso per fare macro. Oltretutto questi tipi di macchine hanno la possibilità di utilizzare vecchi obbiettivi di fotocamere analogiche tramite degli anelli adattatori. Il fatto che mio padre abbia un vecchio corredo canon FD in disuso è stata una motivazione in più che mi ha spinto ad acquistare questo tipo di macchina, venduta a un prezzo competitivo con due obbiettivi zoom. Macchina microscopica se paragonata a una reflex e non così performante nella messa a fuoco automatica, è però in grado di fotografare senza flash in condizioni di luce scarsa, anche se equipaggiata con un obbiettivo di qualità non eccelsa. Con questo strumento a disposizione vorrei cimentarmi in un progetto a cui sto pensando da tempo e che, al suo compimento, non potrà che arricchire questo blog.


 

martedì 8 aprile 2014

Raccontare con le immagini - I bei vecchi tempi

I bei vecchi tempi
Il buon tempo andato? Il tempo è sempre buono quando è andato. (George Byron)

In quello che vuol essere un piccolo esperimento tra il comico e il sarcastico, si vogliono esplorare le capacità e la forza delle immagini nel raccontare una storia o far passare un concetto. Per incominciare ho voluto mettere alla berlina alcuni dei luoghi comuni più diffusi, usando immagini che ne rafforzano e sostengono il concetto, seguite da altre che lo contraddicono, accompagnate però da frasi che, seguendo il ragionamento del luogo comune, creano uno stridente contrasto. Per rendere l'idea di quello che il lavoro con le immagini può fare, ho messo alla berlina il luogo comune, diffuso in tutte le culture, del buon tempo andato, o dell'età dell'oro che dir si voglia. Un'epoca mitica in cui tutto andava bene, un'epoca che si tende a collocare in un passato non ben definito, forse variabile da soggetto a soggetto. Visto che si tratta di un concetto enunciato e sostenuto solitamente dai parenti più prossimi, ho deciso di comparare l'epoca attuale a quella in cui erano giovani i miei genitori. Spero che nessuno se ne abbia a male, ma come si dice, a ogni generazione la propria pena.